“Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a Lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre”. San Francesco d’Assisi

E’ cosi che il padre serafico si rivolge ai fratelli nella lettera all’ordine. Sempre nella stessa lettera scrDSC_0369ive: ” O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane.” E in Lodi a Dio Altissimo, rivolgendosi a Te, egli dice: ”Tu sei umiltà” . Ma l’umiltà non appartiene ad alcun dio, perché ogni dio è espressione di forza, di dominio, di nobiltà e di potenza. San Francesco è profondamente colpito dalla Tua umiltà, Signore, e legge in essa l’espressione di un amore sconfinato verso l’umanità. Un amore che sceglie di manifestarsi non attraverso formule di grandezza ma secondo una logica opposta al pensiero del mondo: un Dio che sceglie di nascere umile, un Dio che si è fatto piccolo, un Dio che ha avvicinato i deboli e gli esclusi, un Dio che ha sofferto, un Dio che è morto per amore, per aprirci la strada di una vita senza fine.

I Fioretti ci raccontano un episodio eloquente della vita del santo: un giorno tronando dalla selva dove aveva pregato, frate Masseo volle provarlo nella sua umiltà. Gli chiese come mai tutti lo cercassero, come mai tutti volessero vederlo, udirlo e ubbidirlo, anche se non godeva di belleza corporea, di grande scienza, o di nobiltà. Rallegrandosi, il santo gli rispose: „Questo io ho imperciò che gli occhi santissimi di  Dio non hanno veduto fra li peccatori nessuno più vile, né più insufficiente, né più grande peccatore di me”. Ciò che di Lui attirava era invece il profondo senso di libertà, la serenità, la gioia e la pace che soltanto la perfetta armonia con Te e con il creato è capace di donare.

Che cos’è l’umiltà? La regina delle virtù; non la possiede chi pensa di possederla. L’umiltà è quel sentimento che nasce in un cuore grato; in una mente capace di vedere chiaro i propri limiti. L’umiltà è propria di chi sa collocarsi oggettivamente nel creato, di chi sa apprezzarsi piccolo, di chi sa arginare la propria piccolezza per lasciarsi invadere ed abitare da Te. Ci vuole forza e dominio di sè per essere umili, Signore. L’umiltà non è propria di chi valuta la propria persona avendo come unità di misura il proprio ego o gli altri, ma è di chi sa valutarsi solo di fronte a Te. E dinanzi a Te chi può dirsi degno, giusto, buono, amabile e fedele? „Altissimo, onnipotente, buon Signore, tue sono le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione. Solo a Te, Altissimo, si addicono, e nessun uomo è degno di menzionarti”, scrive San Francesco nel Cantico delle Creature. L’umiltà, al contrario di come viene valutata dal pensiero comune, non genera insoddisfazione; è meraviglioso sentire e comprendere di quanto amore sia avvolto il nostro nulla, quanto siamo importanti ai Tuoi occhi.
Lo vedo qui, attorno a me, sulle strade di questo paesello sperduto dove ho la grazia di poter incontrarTi nei fratelli. Li guardo, e vorrei la loro fede, la fede degli umili. E’ diversa dalla nostra fede, Signore. E’ facile avere fede quando si ha il necessario, quando si gode di buona salute, quando le giornate sono prive di sfide importanti, di stanchezza eccessiva, di insicurezze. Vedo la fede di questa gente per il quale il lavoro è duro ed il ritorno non è affatto appagante; anziani che lavorano i campi sotto il sole cocente, e rientrano stanchissimi sui loro carri al tramonto. A casa non c’è nessuno, perché i figli sono gran parte emigrati in cerca di un futuro migliore. Ci sono quelli malati, prigionieri delle loro case fatte di terra e paglia. E poi i bambini ed i ragazzi lasciati in cura delle suore della missione, raggio di sole e speranza per questa terra, alcuni perché le famiglie sono troppo povere, altri perché vittime di violenza e abusi nella famiglia che avrebbe dovuto amarli e proteggerli. Li vedo tutti pronti a riceverTi ogni giorno, con il cuore pieno di gratitudine e riverenza, quando le nostre menti superficiali non riescono a comprendere come e per cosa si possa essere così grati quando non si possiede nulla, nemmeno l’oggi. Ti lodano nei campi, Ti lodano mentre mangiano, Ti lodano nel gioco, Ti lodano ovunque, perché sei essenza della loro vita. Ti lodano e sono ricchi, perché Ti cercano e a loro basti Tu, e basta la quotidinità così com’è, e nessuno si lamenta. Li guardo e provo vergogna, Signore, della mia fede che troppo spesso pretende, che troppo spesso vacilla di fronte a ragioni futili.

Vorrei il dono della loro umiltà, scintilla accesa della Tua perfetta umiltà. Vorrei la fede degli umili, che è verità, amore e stupore. Donami, Signore, l’umiltà che non ammette di inorgoglirsi del poco che riesce a donare; che non cerca mai consensi e apprezzamenti; l’umiltà che spinge soltanto a servire amorevolmente, disinteressatamente e instancabilmente. Donami, Signore, la fede degli umili, quell’umiltà autentica che non sa esistere in assenza di Te.

Andreea Chiriches Leone, Il Dialogo

http://www.nostrasignoradelcedro.it/

 

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