Sono le ultime parole sulla croce, quella croce abbracciata non senza chiederTi perché avesse concesso quel calice così amaro proprio a Te, il figlio prediletto; ma allo stesso tempo abbracciata con amore e in spirito di perfetta obbedienza verso il Padre. La Parola si è fatta carne, ha abbracciato la croce per la salvezza del mondo, le Scritture si sono compiute. Il Padre ci vuole di certo figli curiosi, che si interrogano, che cercano, che vogliono sapere, ma che sanno anche abbandonarsi alla Sua volontà prima ancora di comprendere. E’ così che la grazia invade la vita, la trasforma donandole un senso anche quando la logica umana si dimostra impotente e si arrende.many-times-did-jesus-fall-carrying-cross_f50b52727618a9cf

Tetelestai, è compiuto… con la croce e la risurrezione tutto si è veramente compiuto allora, è tutt’ora compiuto oggi e continuerà ad essere compiuto domani. “Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.” (Isaia 53, 6). Il Tuo non è il grido di uno sconfitto, ma di chi trionfante ha portato pienamente il suo compito alla fine. Ora tocca a noi, la Parola deve avvenire anche in noi, uomini e donne di ogni tempo. Essa, come la vita stessa, va accolta per intero, come hai fatto Tu: non nella maniera vincolante e tassativa dei farisei, ma con l’umiltà, la semplicità, la fede e la gioia del poverello di Assisi e di tutti coloro che hanno scelto la via della santità. “[…] dal momento in cui il Signore gli ebbe rivelato che doveva vivere, lui e i suoi fratelli, secondo la forma del santo Vangelo, decise e si impegnò di osservarlo alla lettera, per tutto il tempo della sua vita.” (FF 1548). “E tutti quelli e quelle, che continueranno a fare tali cose e persevereranno in esse sino alla fine, riposerà su di essi lo Spirito del Signore, ed egli porrà in loro la sua abitazione e dimora.” (San Francesco d’Assisi, Lettere). Non dobbiamo fare altro che cercare di viverla quotidianamente, secondo le esigenze della nostra chiamata; tutto il resto è stato già fatto. Il Tuo “è compiuto”, ci ha resi morti al peccato, afferma Paolo; non nel senso che il peccato non lo si compie più, siamo però morti al suo dominio. Credere questo implica credere che Tu lo hai vinto, e implica ancora aggrapparci al Vangelo e fare di esso il timone per la nostra vita.

Come vorrei poterlo gridare come Te, a voce alta, alla fine di ogni giornata… La Tua opera oggi si è meravigliosamente conclusa in me; anche quando, come l’Uomo sulla croce, agli occhi del mondo dovrei suscitare sdegno o sembrare una vittima priva di forze. “E’ compiuto”, mi chiedi solo di accettarlo; accettare che hai preso su di Te ogni mio peso e ogni mia colpa. Accettare un amore perfetto che avvolge l’essere indegno e lo libera da ogni necessità di rientrare nei canoni del mondo, gli stessi che creano le dipendenze: dal successo, dai consensi… Quel calice amaro conteneva ogni nostra paura, la tremenda tentazione di sentire il Padre lontano nelle prove, di non scorgere alcuna via d’uscita, di sentirci abbandonati a noi stessi… Lo hai bevuto anche Tu, fino all’ultima goccia, perché io non possa mai pensare che non mi comprendi; bere quel calice è servito per farmi comprendere che il Padre non delude mai; bisogna avere il coraggio di fidarsi e affidarsi persino quando tutto sembra perso.

Non posso più costruire la mia vita sui miei mattoni, troppe volte mi sono ritrovata a raccogliere macerie. Il confort del Vangelo seduce più del confort del mondo: non solo non carica di pesi ed esigenze superflue, ma promette libertà, pace, gioia e vita eterna. Le Tue benedizioni non sono un premio per i giusti, ma come una pioggia si riversano su tutti, costantemente. Spesso l’impedimento affinché esse ci raggiungano siamo noi stessi, il timore, la poca fiducia, le colpe delle quali ci costa liberarcene. La Parola è verità, una roccia; non subisce i mutamenti del pensiero umano. Mentre il Tuo amore non inizia di certo con il mio pentimento, è da sempre perfetto e invariabile: non attende che mi liberi dai rimorsi, che elimini le mie debolezze, le cattive abitudini; l’amore guarda gli sforzi, le piccole conquiste, la fede e la speranza poste in Te quando non riesco a vedere la luce; l’amore guarda quanto amo e come ci dono agli altri quando dentro c’è ben poco e non sono invogliata. Mi ami per quello che sono quanto per quello che potrei essere.

Posticipiamo quotidianamente l’inizio di un cammino autentico verso il compimento sulle tracce dei Tuoi passi perché il Vangelo sa di rinuncia, collocarci in Te sembra dunque un’esperienza amara, quasi un giogo; pensiamo di conoscerci bene per sapere che questo sia un po’ troppo per noi. Ci scordiamo invece che Tu ci conosci da sempre. Sai cosa rende felice l’essere umano meglio di quanto lo sappia egli stesso: la Parola è dolce se assaporata, libera se vissuta, innalza lo spirito, dona conforto all’anima, illumina i nostri angoli bui, ispira le scelte; la Parola non è una somma di regole da seguire, ma è forza e speranza se vissuta e portata a compimento nella nostra esistenza fragile e imperfetta. “Siate di quelli che mettono in pratica e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” esorta Giacomo. Le nostre forze non sono mai abbastanza, ma abbiamo l’aiuto dello Spirito. Una volta iniziato questo viaggio stiamo sempre a valutare la nostra performance, pensando che il tuo gradimento sia dettato esclusivamente da quanto siamo stati virtuosi o meno, e non assaggiamo più la gioia e la bellezza del cammino. Quanto siamo piccoli, Signore…

Come vorrei poterlo gridare come Te, a voce alta, alla fine del mio cammino… La Tua opera si è meravigliosamente conclusa in me: una vita mai sprecata, ma volontariamente e gioiosamente donata; una vita vissuta non da marionette guidate da fili invisibili, sempre condizionata, ma fatta di scelte responsabili e consapevoli di chi vuole seguire le Tue orme per amore. Abbiamo bisogno, Signore, di tanta fede per poter vivere in maniera naturale: godendo di tutto ciò che di bello e positivo ci offre il cammino, saggi abbastanza da mantenere la serenità e accettare con pacatezza anche ciò che provoca dolore e sofferenza; come parte integrante della vita, prove che ci consentono di sperimentare nel nostro piccolo briciole della Tua passione.

Aiutaci, Signore, a comprendere che non bisogna cercare di fare salti mortali che ci stremano per donare un senso compiuto alla nostra esistenza. Basta riconoscerci abbastanza piccoli da dover cercarti sempre, nella Parola, negli altri; e come dice il padre serafico, cominciando a fare il necessario, poi il possibile, per trovarci sorprendentemente a fare l’impossibile. E’ questa la forza del Tuo amore, della Parola che se incarnata può condurci a poter dire alla fine: E’ compiuto.

Andreea Chiriches Leone, Il Dialogo

http://www.nostrasignoradelcedro.it/

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