E’ quanto asserisce San Francesco d’Assisi in una delle sue riflessioni raccolte in Ammonizioni (XIX, FF 169). In questo tempo di rinnovamento, Signore, si avverte ancor di più la necessità di ritornare in noi stessi, di riscoprirci ciò che siamo, figli amati e attesi. Abbiamo bisogno di inginocchiare in silenzio sotto quella croce, che è misura del Tuo amore, per spogliarci da ogni ipocrisia, da ogni finzione con la quale qualche volta ci piace ubbriacarci, da ogni frustrazione, da tutto ciò che ci fa crescere troppo ai nostri occhi, o al contrario, da tutto ciò che ci fa sentire troppo deboli e immeritevoli, tanto da fornirci gli alibi per arrenderci a noi stessi.

L’uomo vale quanto vale dinanzi a Te.  painting_jesus_cross_st_francis.jpgLa passione verso il Golgota e il Dio sulla croce insegnano che l’amore è autenticità e tante volte anche sacrificio. Spesso ci si sente riparati, al sicuro, nascosti dietro una vita impeccabile perché priva di eventi eclatanti e perché di noi non si può dire nulla di male, non siamo mai finiti sulla bocca di nessuno; ci si sente al sicuro anche dietro un carisma che abbracciamo, dietro un abito che indossiamo, dietro le amicizie sane di persone irreprensibili con le quali speriamo di confonderci; ci si sente al sicuro perché ad ogni santa messa occupiamo il nostro banco, quasi sempre lo stesso, come una sorta di rituale; in chiesa siamo di casa. Usiamo ciò come se fosse la nostra polizza di vita, che ci garantisce che un giorno potremmo sederci a tavola con Te. Con quanta ingenuità quantifichiamo il valore della nostra debole fede e quante contraddizioni dimorano dento di noi… In questo tempo di rinnovamento aiutaci a leggerci dentro di Te e a diventare persone più capaci di sentimenti autentici per cercare di donare al fratello lo stesso amore e misericordia che riceviamo, per allontanare l’invidia e i risentimenti, per trovare più difficoltà a giudicare e a sparlare del prossimo; per imparare a “stimarci cenere”, come ci ha insegnato il padre serafico. Quale digiuno più gradito se non quello dei sentimenti che non vengono da Te?

La tiepidezza è una tentazione ricorrente, di quelle che maggiormente Ti disgustano. La coltiviamo in mille modi: pensando che preghiamo abbastanza e che questo compensi il poco agire; agendo abbastanza e pensando che questo possa compensare la poca preghiera; valutandoci umili e miti mentre la nostra quotidianità ci compiace in ogni direzione e camminiamo col vento in poppa. “Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia in sé, finché gli si dà soddisfazione. Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non di più”, dice il padre serafico.

Per una società più genuina nella quale ognuno possa veramente sentirsi accolto e amato, c’è tanto bisogno del digiuno dall’autosufficienza, dalla prepotenza di pensare che qualcuno conti di meno, che sia inferiore o addirittura inutile. E’ una trappola verso la quale spingono le nuove tendenze che emergono con forza specialmente dai media e dalle reti di socializzazione: una società nella quale bisogna in qualche modo prevalere attraverso preparazione culturale, aspetto esteriore, benessere. L’anima diventa arida mentre la materia ci rende sempre più dei pezzi da museo da esporre per sentirsi gratificati. Dal giudizio del pubblico di turno dipende la nostra felicità: così nascono le frustrazioni, le fragilità, si diventa vulnerabili. “Beato il servo, il quale non si ritiene migliore, quando viene magnificato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più”, continua il santo. Ci saranno sempre fratelli con capacità e abilità di gran lungi superiori alle nostre, ma l’amore Suo è uniforme, genitoriale, e così come la Parola ci spinge sempre verso la ricerca della perfezione, allo stesso modo Tu non chiedi mai l’impossibile: ognuno è quello che può essere, in base alle proprie forze. Siamo ciò che vediamo quando ci si guarda dentro con gli occhi della Verità, e non valiamo altro se non lo sforzo di diventare cristoformi, nei pensieri e nelle opere.

C’è bisogno del digiuno dal non voler servire, perché il servire fa scendere di grado, fa sprecare tempo senza alcun ritorno materiale, espone, chiede di mettersi in gioco, per poi magari essere anche criticati. C’è un abisso tra la Tua e la nostra logica, Signore. Perché Ti cerchiamo ovunque, meno nel prossimo. Mentre è proprio nel confronto con i fratelli che emergono le nostre verità per arrivare ad una vera conoscenza di ciò che siamo. Ed è sempre dal confronto con l’altro, che è dono, dice il santo padre nel messaggio per la Quaresima, che può scaturire in noi anche l’esigenza della conversione.

Fa che in questo tempo di grazia possiamo riscoprirci a Tua immagine e somiglianza pregando di più, ascoltando di più, digiunando da ciò che non sa di Te e che è fonte dei nostri squilibri interiori. Per ritrovarci cristiani più autentici pronti a portare la croce per le vie del mondo e parlare della Tua redenzione con la nostra propria vita; desiderosi di pregare con le parole del padre serafico: ”Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell’amor mio.” Absorbeat

Andreea Chiriches Leone, Il Dialogo

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